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Una finestra che affaccia su un giardino, anziché sulla parete della palazzina di fronte o sulla distesa di cemento di un parcheggio. Una terrazza ornata da piante da guardare mentre si passeggia in corridoio. Oppure uno spazio accessibile con alberi, fiori e qualche panchina dove sedersi a lasciare, per un attimo, che i pensieri si annullino nella leggerezza del cielo. La natura è fatta di elementi semplici, eppure capaci di incidere profondamente sul benessere psicologico e fisico di chi si trova in una struttura di cura: i pazienti certo ma anche i familiari e lo stesso personale sanitario. La relazione con la natura – per tanto tempo considerata un lusso estetico “non necessario” – è oggi riconosciuta come una componente terapeutica essenziale, in grado di migliorare la qualità della cura e, soprattutto, la qualità della vita. Negli ultimi anni, sia il mondo della progettazione sia quello delle strutture ospedaliere stanno investendo sul concetto di healing environment, l’ambiente naturale come elemento di cura, e sono sempre più numerosi i progetti di architettura sanitaria improntati su Biophilic Design e Restorative Environment Design.
Una tendenza che ha un sostegno scientifico ormai consolidato: già negli anni Ottanta lo psicologo Roger Ulrich dimostrò che i pazienti con una finestra affacciata su un paesaggio naturale avevano tempi di recupero post-operatorio più rapidi e necessitavano di meno analgesici rispetto a chi era in una stanza senza affaccio sul verde. Da allora, la ricerca ha rafforzato il legame tra natura e benessere: il contatto visivo o fisico con elementi naturali riduce la frequenza cardiaca, abbassa i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e migliora la qualità del sonno.
Come aveva osservato in un numero precedente di Hospes Rita Berto, psicologa ambientale e ricercatrice nel Laboratorio di Ecologia Affettiva (Green Leaf) dell’Università della Valle d’Aosta, “l’esposizione all’ambiente naturale consente di contrastare la fatica mentale e la risposta di stress associata alla malattia. Da qui nasce l’esigenza di una progettazione che si ispiri ai benefici rigenerativi offerti dalla natura, la cosiddetta “progettazione rigenerativa”. Adottare questo approccio ai luoghi di cura significa pensare ambienti che non presentino fattori di stress e non creino affaticamento cognitivo, ma al contrario favoriscano il benessere psicofisico, il che avviene se la progettazione sostiene il legame Uomo-Natura, attraverso la presenza di elementi naturali (dove possibile) o ispirati alla natura (forme, colori, tessiture, disposizioni, suoni, essenze…), perché l’esposizione alla natura favorisce la rigenerazione dell’attenzione, il recupero dallo stress e la comparsa di emozioni positive”. Una sensibilità progettuale colta sin dall’inizio dalla Fondazione Hospice Seràgnoli e che si traduce in un’attenzione costante – in termini di progettazione e di manutenzione – per la cura degli spazi verdi dei propri hospice. In particolare, l’Hospice Bentivoglio e l’Hospice Pediatrico “L’Arca sull’Albero” vivono in una natura che è protagonista degli ambienti di cura, entrambi pensati e realizzati in modo da essere immersi nel verde, sempre visibile dalle camere di degenza e dagli spazi terapeutici: l’Hospice Bentivoglio è circondato da prati e piccoli boschi di bambù che accolgono panchine e sentieri dove trascorrere momenti di tranquillità, mentre l’Hospice Pediatrico è stato concepito dall’architetto Renzo Piano in modo da abitare idealmente le chiome di oltre 300 alberi.
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La natura che circonda gli hospice della Fondazione non è solo bellezza: è terapia, conforto, speranza. Ogni albero potato, ogni aiuola curata, ogni sentiero mantenuto accessibile rappresenta un gesto concreto di cura verso i pazienti, i bambini e le loro famiglie.
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