Incontri, Solidarietà

L’Incontro con l’armonia è una fonte di Ispirazione

Gaetano Curreri, compositore e leader degli Stadio, ha dato all’incontro con la Fondazione Hospice uno sviluppo creativo. Dando voce alla casa do ut do e mettendo la sua sensibilità di artista a disposizione di un progetto che definisce “illuminato”.

Quello che più mi ha colpito, al primo incontro, sono stati il grande entusiasmo e la generosità che si respira, l’infinita capacità di mettersi a disposizione degli altri. Si capisce immediatamente che, alle spalle di tutto quel che si fa quotidianamente, c’è una realtà illuminata, che riesce a portare luce dove tanti vedono solo buio. E, soprattutto, quel che mi ha colpito e mi stimola come artista, è la spinta a cercare sempre l’armonia e portare il bello nelle piccole cose, anche in quelle più difficili. Per me è una fonte di una continua ispirazione.

L’incontro con la realtà della Fondazione Hospice Seràgnoli ha fatto da reagente sia per l’aspetto umano sia per quello artistico di Gaetano Curreri, leader degli Stadio e tra i più raffinati e colti musicisti compositori italiani. Uno «scambio di umanità», lo definisce Curreri, che trova una ricaduta importante anche sulla sensibilità creativa. Da questo incontro, fatto di reciproca accoglienza, è nata una composizione musicale che regala un’anima alla Casa do ut do, il progetto di “architettura fantastica” al centro dell’edizione 2016 dell’iniziativa promossa dall’Associazione Amici della Fondazione Hospice.

Una casa disegnata dal visionario architetto Alessandro Mendini, pensata e arredata stanza per stanza da tredici celebri designer e architetti. Colori, linee, fantasia. «Ma una casa è un luogo di comunicazione, di scambio: non può essere silenziosa», spiega Curreri. Che, per dare una voce alla Casa do ut do ha lavorato su una versione dedicata dell’arrangiamento di La mia canzone per te, pezzo scritto nel 2009 con Saverio Grandi. «È stata una scelta istintiva, senza troppi ragionamenti. Prima ancora di entrare nei significati di questa canzone, che prende spunto da un forte fatto di cronaca, l’ho scelta perché è una musica meravigliosa, un’armonia nata quasi di getto anni fa, io al pianoforte e Saverio Grandi alla chitarra.

Quando ho guardato le immagini del work in progress della Casa do ut do, ho sentito subito in maniera netta che la musica da unire a questo progetto non poteva che essere quella. È una sonorità che accompagna, che va nel profondo, che costruisce l’atmosfera giusta per cullare la riflessione. Ma anche per aprire la mente e far sognare, così come fanno le immagini della Casa».

Una sonorità che accoglie e che attraverso una grammatica fatta di accordi traduce il senso della quotidianità degli hospice. Con assonanze inedite. «Sono convinto che la musica sia uno strumento importante per alleviare il dolore», spiega il musicista: «Non cura dal punto di vista clinico, questo no, ma va a sanare quello che è il dolore dell’anima, la ferita interiore che inevitabilmente la condizione di malattia porta con sé. Tempo fa uscì la notizia di quel contadino che facendo ascoltare alle sue mucche le opere di Mozart aveva migliorato la qualità del latte: bene, io ci credo. La musica

tocca alcune corde del nostro animo che riverberano sensazioni positive o negative; la sonorità, l’armonia, non sono elementi che lasciano indifferenti». E così anche l’incontro tra il musicista e la Fondazione Hospice non poteva non lasciare “segni” dal punto di vista creativo, portare semi destinati a germogliare nel profondo. «La scrittura della musica, per quanto mi riguarda, è un processo interiore», spiega Curreri. «Io mi guardo dentro, non penso al fuori, al prima o al dopo.

Scavo nella mia ispirazione, cerco di far sgorgare nella maniera più pura possibile quel ruscello che grazie a Dio continua a scorrermi dentro. Certo, il punto di partenza di questo processo spesso è dato da uno stimolo esterno: gli incontri che si fanno, quel che si vede, si legge, tutto quello che ci circonda può essere un elemento di ispirazione, che poi elaboro attraverso le mie emozioni. In fondo, noi siamo dei cantastorie, portiamo in musica quello che la realtà ci presenta».

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