Formazione, Incontri

Con lo sguardo aperto sul mondo

In 10 anni di attività ASMEPA è diventata un punto di riferimento internazionale per la formazione e la ricerca applicate alla cura

I numeri di ASMEPA

L’Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa (ASMEPA), costituita nel 2007 dalla Fondazione Isabella Seràgnoli, Fondazione Hospice MT. Chiantore Seràgnoli e Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, sviluppa e organizza, all’interno del Campus Bentivoglio, programmi di Formazione Universitaria e Formazione Continua, Ricerca e Divulgazione a integrazione e supporto delle attività assistenziali della Fondazione Hospice.

«Oggi festeggiamo dieci anni di impegno e di lavoro, durante i quali lo sviluppo dell’attività di formazione e di ricerca di ASMEPA ha seguito, e talora indirizzato, lo sviluppo culturale, formativo, organizzativo nelle cure palliative. Un ambito antico e nello stesso tempo un terreno innovativo. Dieci anni nei quali è cresciuta una capacità di visione internazionale». Attenzione al singolo, innovazione, apertura internazionale. È mettendo sotto i riflettori questi tre cardini che lo scorso 28 settembre, presso il MAST di Bologna, il Professor Guido Biasco ha aperto la giornata di studio che ha celebrato il decennale di ASMEPA, l’Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa, di cui è direttore scientifico. Già il titolo del convegno su cui si è focalizzata la giornata, La prospettiva internazionale delle cure palliative: dai bisogni alle soluzioni, dà il senso di questo sforzo concreto teso a guardare avanti. Condizioni che dovrebbero essere «naturali» per tutti coloro che sono impegnati in questo ambito. Perché, come sottolinea Massimo Costantini, medico palliativista, Direttore Scientifico dell’IRCCS Reggio Emilia chiamato a moderare la mattinata di confronti, «il mondo delle cure palliative mette in pratica, ogni giorno, l’innovazione. Perché ha la necessità costitutiva di sviluppare pratiche e modelli innovativi». In questo senso, per l’Accademia il fatto di essere quotidianamente a contatto, anche “ – fisico”, con l’hospice e con i professionisti della cura attivi in struttura rappresenta un vantaggio competitivo, un valore aggiunto su cui pochissime realtà didattiche e di ricerca nel mondo possono contare. Significa essere al centro del circolo virtuoso che si instaura tra pratica clinica, ricerca e didattica.

Internazionali, oltre che multidisciplinari, sono gli esperti chiamati a confrontarsi su un tema così impegnativo: niente camici né stetoscopi, per questo convegno, e niente gergo da facoltà di Medicina. Gli interventi trattano di analisi dell’impatto economico delle cure, di big data, di misurazione digitale della customer experience ospedaliera e di app per gestire il dialogo tra medici, pazienti e loro familiari, ma anche di design human centered. Sul palco Gianluca Fontana, (trentino di nascita ma londinese di cultura e professione) e Martina Orlovic (economista) entrambi del Centre for Health Policy dell’Imperial College di Londra con cui la Fondazione sta portando avanti un progetto di ricerca, sottolineano nei loro interventi – e con dati documentatissimi – un tema di scenario fondamentale: l’impatto positivo che una crescita organizzata e di usa della cultura e della pratica delle cure palliative avrebbe sugli economics dei sistemi sanitari dei diversi Paesi. Numeri che danno l’idea di come le cure palliative non siano oggi solo un argomento che riguarda la salute, ma rappresentino un “tema sociale” a tutto tondo. Con loro, il designer dell’Helix Centre Ivor Willliams e Julia Downing, fondatrice dell’International Children’s Palliative Care Network, due profili professionali diversissimi tra loro che però portano qui un’esperienza che in molti punti coincide: quando si lavora all’interno di un contesto di cure palliative l’elemento che fa, e sempre più è destinato a fare la differenza, è la personalizzazione dell’approccio, sia dal punto di vista clinico sia assistenziale. A partire dal design dei moduli con cui si registra il ricovero di un paziente, fino alla preparazione culturale – impossibile da standardizzare – necessaria per esportare le cure palliative nei Paesi africani, o nel Sudest asiatico.

Gli scenari sono ampi, il lavoro da fare è apparentemente enorme, ma la direzione è tracciata: «Abbiamo un’occasione storica: possediamo le competenze che ci pongono al centro dei cambiamenti della medicina moderna e la dimensione internazionale che è indipendente dalla geografia, è una dimensione mentale», conclude Costantini. La sfida è aperta, sta ad ASMEPA coglierla nei prossimi 10, o forse 100 anni.

Martina Orlovic

«Far crescere la cultura delle cure palliative ha anche una ricaduta sociale allargata»

Ivor Williams

«Attraverso le cure palliative si comprende il valore del design messo al servizio della persona»

Julia Downing

«Non si può "esportare" un modello di assistenza: bisogna tener conto del contesto culturale»

Gianluca Fontana

«Solo il 9% dei Paesi al mondo ha un sistema di assistenza al fine vita integrato con il sistema sanitario»

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