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Quest’anno il 5xmille compie vent’anni. E non è il traguardo di un istituto che si è limitato a sopravvivere: è il compleanno di uno strumento che ha cambiato in modo profondo e duraturo il rapporto tra i cittadini italiani e il mondo del non profit. Vent’anni di firme, di scelte, di risorse che hanno raggiunto ospedali, laboratori di ricerca, mense, teatri, rifugi per animali, palestre, piccole biblioteche di paese e grandi organizzazioni umanitarie, centri per gli anziani e oasi naturali. Luoghi molto diversi, uniti da un’unica scelta: quella di un contribuente che ha deciso di scommettere su di loro. Celebrarlo significa anche interrogarsi su cosa ha prodotto e su cosa può ancora produrre. Perché in vent’anni il 5xmille non è rimasto uguale a se stesso. Si è evoluto, si è rafforzato, ha ampliato la propria platea di beneficiari, ha messo radici nell’ordinamento fiscale e nella coscienza civile degli italiani.
Dalla sperimentazione alla maturità
Il 5xmille nasce come misura sperimentale con la Legge Finanziaria per il 2006, in un periodo in cui il dibattito sul cosiddetto welfare mix e sulla sussidiarietà fiscale era particolarmente vivace. L’idea di fondo era tanto semplice quanto ambiziosa: lo Stato avrebbe ceduto ai cittadini una quota della loro IRPEF, lasciandoli liberi di decidere come redistribuirla tra enti non profit, comuni, università e organismi di ricerca. Non più un rapporto diretto e verticale tra Stato e Terzo Settore, ma un triangolo virtuoso in cui il contribuente diventava protagonista.
La risposta degli italiani in quella prima edizione stupì persino i più ottimisti: 13.425.257 persone scelsero di destinare il proprio 5xmille (il 33% dei contribuenti). Segnale inequivocabile che la società civile aveva voglia di partecipazione concreta: la gente voleva scegliere, e decidere dove andavano i propri soldi.
Da quel momento la crescita non si è mai fermata. Anno dopo anno, edizione dopo edizione, il numero di firme è salito con costanza fino ai 18 Milioni attuali. Gli enti ammessi al riparto sono più che raddoppiati, raggiungendo oggi quota 90.625. Novantamila organizzazioni in attesa di una firma: ognuna con una storia, un progetto, una comunità da servire. Le aree di intervento tra cui scegliere sono passate dalle 4 iniziali alle attuali 7: sette diversi modi di immaginare il bene comune. Le risorse complessivamente distribuite ammontano a quasi 9 miliardi di euro. Una cifra considerevole che, alla luce di quanto ci insegna la misurazione dell’impatto sociale, vale almeno il triplo in termini di benefici sociali per la collettività.
Una crescita che non riguarda solo i numeri: riguarda la fiducia, la partecipazione, la maturità di una democrazia fiscale che ha trovato, in questa casella della dichiarazione, uno dei suoi strumenti più vivi.
Molto più di una donazione: un voto di fiducia
C’è una caratteristica del 5xmille che lo distingue nettamente da tutte le altre forme di sostegno al non profit e che merita di essere accennata. Le donazioni classiche non hanno limiti: si può donare a quante organizzazioni si vuole, più volte l’anno, distribuendo la propria generosità tra cause diverse. Il 5xmille no. È una scelta secca, unica, irripetibile: una sola all’anno, un solo ente, un solo codice fiscale. Non si può dividere, non si può frazionare, non si può cambiare idea a metà strada. È una firma, e quella firma assomiglia molto a un voto. Come nelle elezioni anche con il 5xmille si dispone di un’unica preferenza annuale da assegnare tra decine di migliaia di candidati.
L’ente che scegliete è quello a cui state dicendo: “Riconosco nel tuo operato il valore più importante da sostenere oggi”. Un ente che raccoglie molte firme riceve un segnale forte di legittimazione sociale dal proprio territorio: la comunità lo riconosce, lo apprezza, si fida di lui.
Questo rafforza la reputazione dell’organizzazione, la sua credibilità nei confronti di altri finanziatori pubblici e privati, e la sua capacità di attrarre volontari e collaboratori. Il 5xmille, in questo senso, non produce solo risorse economiche: produce fiducia. E la fiducia è il micelio che tiene insieme la collettività.
Un tesoro ancora da scoprire
Se i risultati raggiunti finora sono straordinari, il potenziale ancora inespresso è enorme: solo quattro contribuenti su dieci destinano il 5xmille. C’è ancora una vasta platea che, spesso per semplice dimenticanza o per una sottovalutazione dell’impatto del proprio gesto, lascia quella casella in bianco, sprecando un’occasione. Ogni anno la dichiarazione dei redditi ci offre la possibilità di essere protagonisti: firmare non è solo un adempimento burocratico, ma un atto di libertà. Significa decidere che una parte delle proprie tasse smetta di essere anonima per diventare un progetto concreto. Il 5xmille è, in definitiva, molto più di una voce nella dichiarazione dei redditi. È il punto di incontro tra il dovere fiscale e la vocazione solidale di ogni cittadino, è il luogo dove la burocrazia tributaria incontra il Terzo Settore. Usarlo con consapevolezza significa partecipare, anche in modo indiretto, alla costruzione di una società più equa, più solidale, più attenta alle fragilità di chi è rimasto indietro.